Home Exhibitions & Events Una leva strategica per il futuro del comparto dei distillati italiani

Una leva strategica per il futuro del comparto dei distillati italiani

Dal convegno Distillo–Simei le nuove opportunità di sviluppo per la distillazione e la liquoristica

Il turismo in distilleria non è più un’attività accessoria, ma una leva strategica centrale per il futuro del comparto dei distillati italiani. È quanto emerso dal convegno ospitato presso Astoria Wines, promosso da Distillo in collaborazione con Simei e Unione Italiana Vini (Uiv), che ha riunito produttori, consorzi, istituzioni e operatori del settore in un confronto strutturato su opportunità, criticità e modelli di sviluppo dell’ospitalità in distilleria.
Ad aprire i lavori è stato Davide Terziotti (Distillo), che ha inquadrato il tema partendo dal contesto generale del mercato: “L’Italia parte da uno dei consumi di alcol più bassi e virtuosi in Europa, ma con una forte vocazione ai prodotti premium. In questo scenario, l’ospitalità in distilleria rappresenta un’opportunità concreta di sbocco commerciale, maggiore marginalità e controllo diretto del rapporto con il consumatore”.
Il quadro di riferimento è stato approfondito da Fabio Ciarla, direttore del Corriere Vinicolo, che ha presentato i dati dell’enoturismo, oggi riferimento per il settore spirits. A livello globale il turismo del vino genera poco meno di 40 miliardi di euro, con una crescita annua media intorno al 13%; in Italia, nel 2024, il turismo enogastronomico ha sfiorato i 3 miliardi di euro con 15 milioni di visitatori. “L’enoturismo è ormai un vero asset di fatturato, ma solo il 10% dei turisti stranieri entra oggi in una cantina. È qui che si gioca la grande sfida, e questo vale anche per le distillerie”, ha spiegato Ciarla.
Filippo Polegato, vicepresidente Uiv e AD di Astoria Wines che ha ospitato l’evento, ha portato l’esperienza più matura delle cantine: “L’enoturismo serve a diversificare e ad aumentare la marginalità, ma soprattutto a costruire fiducia e credibilità. È lì che si anticipano gusti, tendenze e si parlano le nuove generazioni”.
Il cuore del dibattito ha riguardato il cambio di paradigma culturale: “La visita non è un omaggio: è il prodotto più importante che vendiamo – ha affermato Alessandro Marzadro, presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino –. Il turismo crea relazioni, memoria e consapevolezza: oggi è una delle poche armi reali contro il calo strutturale dei consumi”.
Tra i principali punti di forza del modello italiano è emersa l’autenticità. Giulia Berta (Distillerie Berta) ha sottolineato: “Le persone non si innamorano solo di una bottiglia, ma di una storia, di una famiglia e di un’esperienza che ricordano nel tempo. Creare circuiti tra distillerie e territori sarebbe una vittoria non solo per le aziende, ma per tutto il sistema turistico”.
Dal punto di vista dell’esperienza sensoriale, Bruno Pilzer (Distilleria Pilzer) ha evidenziato il valore narrativo della distillazione: “La distillazione è magia: un solido che diventa liquido, un profumo che diventa emozione. È questo che affascina davvero chi entra in distilleria”.
La necessità di evitare modelli standardizzati è stata ribadita da Fabrizio Mazzetti (Antica Distilleria D’Altavilla): “Non esiste un format valido per tutti. Il turismo deve rispettare l’identità, la storia e il pubblico di ogni distilleria”.
Davide Mansouri, presidente della sezione giovani di Assodistil, presentando il progetto Distillato di Valori, ha sottolineato: “Il turismo in distilleria valorizza cultura e territorio, facendo conoscere da vicino il lavoro e le competenze del settore in continuità con la filiera vitivinicola. Un’esperienza per rendere visibile il Made in Italy e che racconta di famiglie, cooperazione, passaggi generazionali e scelte di qualità e sostenibilità lungo tutta la filiera”.
Un esempio virtuoso di rete è stato portato da Paolo Brunello (Distillerie Aperte/Distilleria Brunello): “Fare sistema funziona. Mettere insieme aziende diverse ha permesso di costruire un pubblico più giovane, curioso e consapevole”. Concetto che sottolinea anche Sanzio Evangelisti (Mazzetti D’Altavilla): “Il futuro non è curare il proprio l’orticello, ma fare rete tra produttori”.
A chiudere il cerchio dell’esperienza è stato il punto di vista operativo di Francesco Smolari (Distilleria Nardini): “La degustazione finale è la coronazione di un viaggio attraverso il racconto dei luoghi, delle persone e della storia. Quando il visitatore torna a casa e racconta ciò che ha vissuto, diventa il nostro primo vero brand ambassador”.
Sul piano istituzionale, Michele Viscidi, per il Consorzio Nazionale Grappa, ha ribadito: “All’estero dobbiamo prima spiegare cos’è la grappa, raccontandola come grande distillato italiano di eccellenza. Per farlo servono sistema e supporto delle istituzioni”.
La giornata si è conclusa con la presentazione di una certificazione per l’eccellenza dell’ospitalità in distilleria che verranno assegnati durante Distillo/Simei.
“Questo incontro è una prima pietra. Vogliamo continuare a creare occasioni di confronto e collaborazione concrete per il settore”, ha dichiarato Claudio Riva (Distillo). “Simei vuole essere una piattaforma non solo tecnologica, ma anche culturale, dove queste visioni possano trasformarsi in progetti reali”, ha aggiunto Monica Pedrazzini (Simei).
Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con nuovi appuntamenti, a partire da Distillo e Simei 2026 (17-20 novembre a Fiera Milano), confermando il turismo in distilleria come uno dei pilastri strategici per il futuro dei distillati italiani.

www.simei.it


A central strategic lever for the future of the Italian spirits sector

From the Distillo–Simei conference the new development opportunities for distilleries and liqueur producers

Distillery tourism is no longer a side activity, but rather a central strategic lever for the future of the Italian spirits sector. This is what emerged from the conference hosted at Astoria Wines, promoted by Distillo in collaboration with SIMEI and Unione Italiana Vini (Uiv), which brought together producers, consortia, institutions and operators in the sector in a structured discussion on opportunities, challenges and development models of distillery tourism.
Davide Terziotti (Distillo) opened the session, outlining the topic starting from the general market context: “Italy starts with one of the lowest and most responsible levels of alcohol consumption in Europe, yet shows a strong preference for premium products. In this scenario, distillery tourism provides a tangible commercial outlet that drives higher margins and allows for direct management of the consumer relationship”.
The reference framework was explored by Fabio Ciarla, director of Corriere Vinicolo, who presented the data on wine tourism, now a reference for the spirits sector. Globally, wine tourism generates just under 40 billion euros, with an average annual growth of around 13%. In Italy, in 2024, food and wine tourism approached 3 billion euros drawing 15 million visitors. “Wine tourism is now a real asset in terms of turnover, yet only 10% of foreign tourists enter a winery today. This is where the real challenge lies, and this also applies to distilleries,” explained Ciarla.
Filippo Polegato, vice president of UIV and CEO of Astoria Wines, which hosted the event, shared the wineries’ more mature experience: “Wine tourism helps diversify and increase profitability, but above all, it builds trust and credibility. That’s where tastes and trends are anticipated, and where new generations speak.
The heart of the debate concerned the change of cultural paradigm: “The visit is not a giveaway: it is the most important product we sell – said Alessandro Marzadro, president of the Grappa Protection Institute of Trentino –. Tourism creates relationships, memories and awareness. Today it is one of the few real weapons against the structural decline in consumption”.
Authenticity emerged as one of the main strengths of the Italian model. Giulia Berta (Distillerie Berta) stressed: “People do not fall in love with a bottle alone, but with a story, a family and an experience that they remember over time. Creating distillery-regional tourism circuits would be a win-win situation, benefiting not only the individual businesses but also the entire tourism sector.
From the point of view of sensory experience, Bruno Pilzer (Distilleria Pilzer) highlighted the narrative value of distilling: “Distilling is magic: a solid that becomes liquid, a fragrancethat becomes emotion. This is what really fascinates those who enter a distillery.”
The need to avoid standardised models was reiterated by Fabrizio Mazzetti (Antica Distilleria D’Altavilla): “There is no one-size-fits-all format. Tourism must respect the identity, history and public of each distillery.”
Davide Mansouri, president of the youth section of Assodistil, presenting the Distillato di Valori project, stressed: “Distillery tourism enhances local culture and heritage, showcasing the craftsmanship and expertise in the sector in continuity with the wine supply chain. An experience celebrating the essence of ‘Made in Italy’—rooted in family heritage, collaborative spirit, generational continuity and a dedication to sustainable quality from source to consumer.”
A model example of a network was brought by Paolo Brunello (Open Distilleries/Brunello Distillery): “Synergy works. Bringing diverse companies together has allowed us to build a younger, more curious and more mindful audience. “This concept was also underlined by Sanzio Evangelisti (Mazzetti D’Altavilla): “The future is not about protecting your own backyard, but about building networks among producers”
Bringing the experience full circle was Francesco Smolari (Distilleria Nardini)’s operational perspective: ‘The final tasting is the crowning achievement of a journey told through the stories of places, people, and history.’” When visitors return home and share their experience, they become our first true brand ambassadors.”
On the institutional level, Michele Viscidi, for the National Grappa Consortium, reiterated: First, we must explain what grappa is, presenting it as a great Italian spirit of excellence.” To achieve this, we need a unified system and institutional support.”
The day concluded with the presentation of an excellence certification for distillery tourism, which will be awarded during Distillo/Simei.
“This meeting lays the first foundation stone. We want to continue creating concrete opportunities for discussion and collaboration within the sector,” Claudio Riva (Distillo) stated. “SIMEI aims to be a platform that is not only technological but also cultural, where these visions can transform into real projects,” Monica Pedrazzini (Simei) added.
The journey will continue over the coming months with new events, starting with Distillo and Simei 2026 (17-20 November at Fiera Milano), confirming distillery tourism as one of the strategic pillars for the future of Italian spirits.

www.simei.it